domenica 28 aprile 2013

Le ferite del cuore



Non che avesse mai giocato con il suo cuore. Voglio dire, l'aveva utilizzato come tutti alla sua età, l'aveva messo nelle mani giuste, o che pensava esser tali, e nelle mani sbagliate. 
Quando metti il tuo cuore nelle mani di qualcuno dovresti sempre assicurarti che venga trattato come merita. 
Il suo era sempre passato per mani delicate ma aveva comunque nel tempo collezionato le proprie ferite e cicatrici.

Aveva un fratello che studiava medicina ed un giorno lo sentí ripetere ad alta voce; 

beh le ferite hanno diversi modi per guarire e la cicatrice passa per vari stadi; all'inizio è fresca, una ferita appena inflitta, la sua guarigione richiede cure, pazienza, attenzione, tempo...
Quando guarisce residua la cicatrice e questa può essere una bella cicatrice, lineare, si dice ben consolidata ecco, o qualcosa del genere. Oppure può rimanere una cicatrice brutta, grossa, che tecnicamente chiamano ipertrofica se non sbaglio, o addirittura cheloide (già parola di per se cacofonica oserei dire) che é quando il tessuto che ripara la ferita sconfina dai margini di questa, insomma, una cosa brutta.
Ecco, il suo cuore aveva perso pezzi durante gli anni passati, e quando perdi pezzi non esiste negozio o persona al mondo che possa sostituirli. 
Sono ferite, sono cicatrici che rimango li, alcune sono ben consolidate, altre cambiano completamente l'aspetto del cuore, perché la guarigione non è andata come doveva andare, ed ora sono li, come segni indelebili che il tempo non può cancellare.
Il cuore senza i suoi pezzi ricomincerá a lavorare in ogni caso, avrà ancora voglia di concedersi, ma basterà guardarsi allo specchio per ricordare che é facile farsi male, per ricordare che il tempo guarisce le ferite ma non ne cancella i segni, per ricordare che in ogni caso, prima o poi, i battiti torneranno quelli di prima.

venerdì 8 febbraio 2013

Di chirurgia, orchi e fate. Ma non è una fiaba.


Ve lo dico dall’inizio, così che mettiamo da subito in chiaro il nocciolo della questione e ci evitiamo spiacevoli sorprese da mancanza di lieto fine; il futuro della medicina e della chirurgia nel nostro paese, per come stanno le cose oggi, non è dei più rosei, anzi. Sta per chiudersi un ciclo, sta per tramontare una generazione di scienziati, di medici, di chirurghi, di universitari che, fatta qualche rara eccezione, hanno preso tanto dai maestri del passato ma, ahimè, non hanno lasciato nulla ai posteri, non sono riusciti a trasmettere (o non hanno voluto) l’arte della loro disciplina.I neolaureati e i neospecialisti hanno osservato questa lenta decadenza per diversi anni, hanno assistito allo sfascio, all’involuzione della pratica medica, la progressiva perdita delle risorse che hanno fatto grande il nostro paese negli anni passati.Da qualche anno tuttavia qualcosa sta cambiando, ma nel verso sbagliato. Quei neolaureati e neospecialisti stanno perdendo fiducia nel modello italiano e, come dargli torto, stanno emigrando.
Basta fare un giro nei più comuni social network per imbattersi in gruppo come “Doctors in fuga” con oltre 2800 iscritti, o “medici italiani nel mondo” con più di 1100 iscritti, e la stragrande maggioranza di giovane età.Davvero, non sono pochi e, in un tempo più vicino di ciò che ci si aspetta, ci sarà una voragine nelle strutture ospedaliere nazionali, tanto che saremo costretti a importare medici e chirurghi, come ha fatto l’Inghilterra negli ultimi decenni, e troveremo indiani, cinesi, giapponesi a coprire i primariati (tanto in Italia non siamo nemmeno xenofobi), perché forti di una preparazione che i nostri medici non hanno ricevuto e di quella voragine di cui abbiamo parlato poc’anzi.
Per quali ragioni questa mancanza così grave nell’Università Italiana?Io posso parlare per la mia disciplina, la chirurgia.Tralasciando l’aspetto economico che poco influisce sulla formazione specialistica (mentre ben diverso sarebbe parlare di specialisti chirurghi con il salariato più basso rispetto al resto dei chirurghi europei), la carenza sostanziale è da ricercare nella visione che i “maestri” italiani hanno nei confronti della formazione. Lo specializzando in chirurgia non tocca bisturi se non per grazia ricevuta e, comunque, mai per interventi che vanno oltre la media chirurgia. Come già detto anche qui le eccezioni non mancano e si possono citare esempi d’isole felici che agli occhi dei più appaiono come il paese delle meraviglie mentre, spostandosi di qualche km dal confine italiano, è la semplice routine.Partiamo dal presupposto che prima o poi uno deve iniziare a operare. Ecco, se già siamo d’accordo su questo appare scontato come prima o poi, sia che uno abbia 26 anni sia che ne abbia 50, ci si troverà davanti ad un paziente che dovrà essere operato da un chirurgo alle prime armi.Ora, il resto delle scuole europee punta sul giovane, che, attraverso protocolli ben stabiliti e propedeuticità da raggiungere step by step, finisce il percorso di formazione specialistica con le competenze e le abilità tali da definirsi un chirurgo. Esce dalla scuola e sa operare, e dovrà fare ancora esperienza certo, ma sa fare il suo lavoro. Il neospecialista inglese che esce dalla scuola di specializzazione è almeno 15 anni avanti rispetto ad un dirigente medico italiano che non abbia esperienza estera o non sia vissuto in una delle poche isole felici già citate. E difatti in diverse strutture inglesi i dirigenti di II livello non esistono perché non servono, il loro lavoro lo fanno gli specializzandi.Un altro aspetto da tenere in considerazione è di tipo etico, se così si può dire; i reparti Universitari hanno naturalmente le sovvenzioni adeguate per poter svolgere il loro compito formativo. I professori sono pagati per insegnare la chirurgia in tutti i suoi aspetti, non ultimo quello pratico. Il neo specializzato italiano esce dalla scuola di specializzazione che non sa operare, e lo stato ha pagato per formarlo senza risultato. Ed anche il neospecialista ha pagato le tasse universitarie per ricevere una formazione che non ha ricevuto. A quel punto, il nostro protagonista, si trova a dover cercare lavoro.Immaginate un pianista che esce dal Conservatorio dopo 6 anni di corsi intensivi di teoria musicale, di storia della musica, di solfeggio, di ritmica, di teoria dell’improvvisazione, ma che ha imparato a suonare solo Fra Martino Campanaro; quale teatro, quale orchestra potrebbe mai assumerlo?Quindi il neospecialista italiano in chirurgia si trova a dover cercare lavoro nei vari ospedali, spacciandosi per chirurgo pur non essendolo. Quando gli va bene viene assunto da una struttura ospedaliera che si ritrova ad avere un’unità da dover formare, senza ricevere nessuna sovvenzione statale (come riceve invece l’Università) ma addirittura dovendolo pagare. Quando si dice avere il senso degli affari!Il problema è stato analizzato, per quanto in maniera abbastanza sintetica ma, credo, efficace.Le soluzioni?Beh, le soluzioni non possono prescindere da una totale rifondazione delle scuole di specializzazione, a partire dalla mentalità e dall’idea che bisogna avere circa il concetto stesso di formazione.Di non poca rilevanza è la completa dissonanza che si ritrova tra una struttura ospedaliera ed una Universitaria. Due mondi opposti, due modi antitetici di trattare gli stessi argomenti. Il reparto ospedaliero si dimostra tutt’oggi come il miglior centro di formazione per i medici in formazione specialistica; i chirurghi ospedalieri si prendono in carico lo specializzando introducendolo pian piano alla disciplina chirurgica, soprattutto dal punto di vista pratico. E questo discorso vale anche per gli altri campi.
Non secondario l’ambiente di lavoro stesso delle strutture ospedaliere, con rispetto reciproco tra colleghi di generazioni diverse, ben lontano dalle gerarchie Universitarie, dalla testa bassa ed orecchie abbassate davanti ad un direttore o dirigenti strutturati che non mostrano il minimo rispetto (sempre con le dovute eccezioni).In Inghilterra gli specializzandi in chirurgia devono annotare su un database personale tutti gli interventi che fanno, tutti gli step completati, tutte le propedeuticità raggiunte. Ogni tot mesi l’Università manda gli ispettori nelle strutture ed i direttori sono tenuti a mostrare i risultati raggiunti dai propri specializzandi. Se questi risultati non corrispondono a quelli previsti gli specializzandi vengono sottratti a quella struttura ed assegnati ad un’altra.In Italia il contratto degli specializzandi prevede lo stesso il raggiungimento di determinati obiettivi.Compito di verificare dello standard di attività assistenziali dei medici in formazione specialistica è attribuito all’Osservatorio regionale sulla Formazione Specialistica, previsto dall'art. 44 del d.lgs n. 368/1999, ed istituito nella Regione Sardegna nel settembre 2007 con delibera della Giunta.
L'istituzione dell'osservatorio ha rappresentato un significativo passo in avanti per quanto concerne l'organizzazione e la razionalizzazione della formazione medica, ma subito dopo la sua creazione e nonostante le ripetute richieste di convocazione dei rappresentanti dei medici in formazione specialistica tale organismo non è più stato convocato, lasciando inascoltate e irrisolte le problematiche legate alla formazione specialistica medica post-lauream.Le varie università quindi, permettendo di concludere il percorso formativo, commettono un reato con falso in atto pubblico.E’ compito dei Consigli delle Scuole di Specializzazione individuare le strutture nelle quali deve essere svolta l’attività formativa. L’insieme delle strutture universitarie, ospedaliere e territoriali coinvolte nella formazione per ciascuna Scuola di Specializzazione, accreditate o da accreditare secondo gli standard definiti dal Decreto 29 marzo 2006, costituisce la “rete formativa”. La rete formativa deve essere definita in base alle esigenze didattiche della Scuola secondo quanto previsto dal D.M. 1.8.2005 ed i volumi complessivi di attività devono garantire a tutti i medici in formazione specialistica gli atti clinici prescritti per il conseguimento del titolo.
Ad oggi non risultano coinvolte in maniera adeguata le strutture ospedaliere e territoriali. Risulta invece da una recente verifica che i più del 95% dei medici in Formazione Specialistica dell’Area Chirurgica sono residenti nelle Unità Operative Universitarie dove svolgono prevalentemente attività clinica e non hanno modo di raggiungere il numero degli atti assistenziali che, nei singoli anni di corso devono essere assicurati per il completamento dell’iter formativo.Basterebbero controlli rigidi, accorpamento delle strutture ospedaliere nella rete formativa e forse avremmo risolto già buona parte dei problemi.Le strutture ospedaliere sono oggi all’avanguardia e sono pronte ad accogliere ed a partecipare attivamente al percorso formativo dei giovani colleghi.





mercoledì 5 dicembre 2012

A Natale


-          Hai scritto la lettera a babbo natale
-           papà, guarda che lo so che babbo natale non esiste.
-           Come non esiste?
-          i miei compagnetti lo sapevano già da tanto, ma io non gli davo retta perché tu e mamma mi dicevate sempre che esisteva e che loro, cioè i miei compgnetti voglio dire, loro mi volevano prendere in giro e farmi diventare triste! Però Giovanni, che è il mio migliore amico già da 10 giorni, dice che ha perfino trovato i regali nascosti sotto un divano!
-          E tu credi a Giovanni?
-          Non lo so, me lo devi dire tu però!
-          Non è bello sapere che Babbo Natale porta i doni a tutti i bambini e ci riesce con una slitta superveloce e con i folletti che lo aiutano, chè il mondo è grande, non è bello credere che tutto questo succede?
-          Certo che è bello, anche perché così a mezzanotte lo aspettiamo ma lui non si fa sentire!
-          Certo!
-          Quindi, papà, anche tu ci credi a Babbo Natale?!
-          Certo che ci credo.
-          Bene, infatti, anche io! Grazie papà, domani lo dico pure a Giovanni!

lunedì 12 novembre 2012

Dal diario di un amore finito: l'impronta.


Restò l’impronta, quando lei andò via, restò la sua impronta sull’anima.
Perchè l’anima aveva vissuto della sua presenza per tutto quel tempo, tanto quanto le era servito, per quel tempo in cui era cresciuta, fino al giorno in cui scelse di dover andar avanti da sola, o meglio, non con lei. Chè lei,  l’anima, a volte è egoista, non le interessa se c’è ancora tanto da ricevere, arriva il momento in cui certi vuoti li può coprire solo qualcos’altro, qualcun altro, chissà.
Ma il tratto indelebile delle sue carezze, dei suoi consigli, della sua vita forte, dei suoi sorrisi, del suo dolore, il tratto indelebile lo riconosci sempre, dentro, chè fuori cerchi di nasconderlo. Perché si diventa qualcuno solo grazie a chi è stato accanto nel viaggio, si da, si prende, a volte più di quel che si merita.
Restò l’impronta,  non solo il ricordo.
L’impronta è ciò che sei diventato con lei, ciò da cui riparti quando lei è andata via, su cui costruisci una nuova facciata, col nuovo cemento di chi saprà viaggiare con te, stavolta, magari, fino alla fine.

mercoledì 24 ottobre 2012

Il vanto dell'umiltà

Non era quel genere di persona cui piaceva apparire, anzi, a dirla tutta, aveva sempre detestato chiunque parlasse di se  in continuazione. Ecco, si, quelle persone egocentriche, che tutto ruota attorno a loro.
Il vanto di definirsi umili, ecco, quello è un paradosso che trovava estremamente irritante.
Io mi sono fatto da solo, questo è l'unico piccolo vanto che mi concedo, diceva spesso con modestia da vendere.
Ho sempre avuto ottimi voti a scuola, tanto che mi mamma raccontava sempre a tutte le amiche quanto è bravo mio figlio, quanto è studioso, quanto è atletico etc.. Si perchè, da ragazzo, sono stato anche campione di nuoto, già. Ho fatto le gare regionali e poi ho vinto le nazionali. Che tra l'altro ero il più giovani di tutti, io, ho bruciato le tappe, per dire. Però mi metteva in imbarazzo quando mia madremi vantava pubblicamente, voglio dire, normale è essere orgogliosi dei traguardi del proprio figlio, ma io adoro la discrezione, l'umiltà, diceva, a rimarcare come l'egocentrismo non facesse parte del suo modo d'essere.
Mi sono sposato a 32 anni, il tempo per fare le mie esperienze l'ho avuto; voglio dire, senza nessuna presunzione, ho fatto breccia su tanti cuori; eh, ma mica lo dico con la spocchia di quei finti latin lover che vedi in giro. Sono consapevole della mia fortuna e tutto questo ha contribuito a creare la mia personalità, di chi conosce le proprie potenzialità ma non le mette in mostra, perchè basta avere la sicurezza di ciò che si è. Ecco,mi basta esser sicuro di me, il vanto lo lascio agli altri. Ognuno ha le proprie caratteristiche e, vi svelo un segreto per viver meglio, diffidate sempre da chi si vanta, si perchè uno è bravo quando sono gli altri a vantarlo. Così spesso si lasciava andare a raccontar eseperienze di vita vissuta  dispensando consigli per tutti, perchè non era geloso delle sue conquiste e ci teneva a condividerle con il prossimo, tanto era generoso d'animo.
Io sono anche un chirurgo, non ho mai detto "ehi, venite da me che sono bravo", no mai, diceva. Sono stati sempre i miei pazienti che mi hanno regalato la soddisfazione con i loro complimenti, sinceri, chè te ne accorgi subito quando sono finti, con la loro gratitudine, che non è mai mancata, no mai. Ho fatto numerosi interventi di grande chirurgia, ho aiutato grandi Professori che mi hanno sempre tenuto in considerazione e con cui tutt'ora rimangono rapporti di reciproca stima. Azzarderei dirvi che quest'ultima cosa la diceva con un pò d'orgoglio, anche se conoscendo il personaggio può sambrar strano; però mettetevi nei suoi panni, comunque esser legati a luminari della medicina fa sempre un certo effetto.
Ma sono anche un musicita - ebbene era anche musicista - in realtà mi piace definirmi compositore, ecco. Scrivo e musico canzoni, con un discreto successo diciamo, ma come mia abitudine, lascio sempre che gli altri valutino il mio operato, motivo per cui ho un amico, un professionista del settore, che si è offerto di produrmi in un cd tutto mio, tanto è rimasto entusiasta delle musiche.
Ecco, quindi non starò qui ad annoiarvi con le storie della sua vita, con le vittorie e le sconfitte, come quella volta che ha bruciato l'agnello, ma non l'ha mai nascosto, anzi ci rideva sempre su, come spesso ci ha raccontato nelle serate tra amici; sono certo che se lo incontrerete, un giorno, saprete riconoscerlo.

domenica 14 ottobre 2012

E poi boh: analisi di un emergente fenomeno culturale

E poi boh, ci sono quelle persone che raccontano le loro esperienze quotidiane, o anedotti degni di nota, iniziando esattamente in questo modo: e poi boh.
Trattasi di un fenomeno  particolarmente sviluppato nelle pagine dei più comuni social network
Quale semantica si celi dietro un incipit così originale è ancora da capire. Analizzando la cosa si potrebbe azzardare qualche ipotesi.

E poi boh, inteso come e poi boh e basta. E già qui assume un significato importante, rafforzativo. Cioè, uno che inizia a leggere un periodo che comincia con l' e poi boh, per forza va avanti, sicuramente è il preludio ad una riflessione entusiasmante.

Altra lettura è il fatto di trovarsi davanti a qualcosa cui non si riesce a dar spiegazione, qualcosa di bizzarro, qualcosa per cui vale la pena aggiungere un e poi boh, che se no non si riesce ad esprimere con altrettanta intensità la stranezza dell'accaduto.

Ma vediamo esempi pratici trovati qua e la per il web


E poi boh..Ti senti così stupida per averci creduto così tanto....?

Ecco, altra caratteristica è che il narratore quando si lascia andare in un e poi boh parla di se stesso utilizzando la II persona singolare. E' un must se si vuole ottenere l'effetto desiderato. Ma sono sfumature che  saprete apprezzare meglio con l'esperienza.
Nell'esempio sopracitato si intuisce come l'e poi boh esprima chiaramente l'incapacità di razionalizzare l'accaduto

Questa è una diretta testimonianza di un assiduo utilizzatore dell' e poi boh, che dice


io la uso spesso! quando Non riesco a capire certi momenti o ne rimango allibito.. x esempio ho scritto "e poi boh.. la gente fa sempre quello che gli pare anche se ciò che fa è sbagliato" 


Non tutti però rimangono affascinati dall' e poi boh e non mancano in letteratura veri e propri sfoghi, soprattutto di puristi della scrittura che inveiscono contro i colleghi in maniera sobria, pacata   

...è una cosa che mi fa venire certi nervi :@ "E poi boh..ti amo!" Gnèèè! Scusa lo sfogo!! Ciaoooo (:
Aggiungo: Dedicherei a tutte quelle bimbemìnchìa di mer.da che scrivono perennemente 'sto "E poi boh" un bel: "Eh poi boh..ve ne andate a fancùlo!"


Insomma, ci troviamo davanti ad una rivoluzione culturale che, volenti o nolenti, sta cambiando il nostro modo di approcciarci all'infinito mondo della scrittura. Chi siamo noi per decidere che un e poi boh messo così non ci sta a far nulla? Probabilmente Dante non ci pensò, altrimenti sai che spasso
E poi boh, nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita.
Io personalmente continuerò a studiare il fenomeno che, sono sicuro, darà grosse soddisfazioni.

E poi boh, ho conosciuto un tizio che metteva la lente a contatto di destra nella vaschetta di sinistra e viceversa, che così si ricordava meglio, diceva.

Cazzo, non ho usato la II persona singolare. Si inizia sempre da zero, poi si migliora.
Olè.











venerdì 12 ottobre 2012

Idee di svago

cioè praticamente funziona così, a turno si scelgono quattro o cinque parole improponibili, dal significato talvolta sconosciuto, dopodichè si costruisce su una storia collocando in maniera adeguata i vari vocaboli. Il tutto si conclude propronendo altri vocaboli per il proseguo della storia.
Cioè, che si potrebbe pure brevettarlo, magari, questo passatempo, senza pretesa. Si.



Cumulonembo;
Bucatini;
Canocchia;
Aliante;
Gnostico;
Parka;



Diario di bordo del 09-09-3000.

Qui Enea, ormai saturo dello spazio,costretto a farmi compagnia da solo…
In coperta quel coglione di Jake e le sue stronzate sull’infinito e la vita extraterrestre.
Non lo sopporto più.
La mia mente è ogni giorno meno lucida, sto perdendo colpi…me ne accorgo ogni secondo che passa…logorare il mio essere in mezzo a questo buio sterminato…mi sento spento…un fottuto cumulonembo che non lascia passare neanche uno spillo di luce…e si che il sole è grande…
Siamo ancorati a Marte da tre giorni e ancora non siamo scesi…Continuano gli accertamenti sui gas, sulla vita, la temperatura
Nove mesi in viaggio…ogni giorno lo stesso cibo
Da ragazzo mangiai per tre giorni di seguito fusilli e mai avrei pensato di dover lavorare in un posto dove si mangiano solo bucatini…ogni giorno bucatini…Cosa darei ora per anche solo un guscio di canocchia.
Ora il coglione sta ascoltando la sua musica di merda…e saranno pochi i minuti che da adesso mi separano a quando arriverà da me per farmi sentire il magistrale assolo di un povero disgraziato sassofonista morto suicida a 25 anni…Povero sassofonista, chissà se era mai stato nello spazio…non credo,non sarebbe arrivato a 25 anni.

-Hey Anna Frank?!!!, stai ancora scrivendo in quel cazzo di diario?!

Il coglione mi sta chiamando…ormai riesco a prevedere il futuro…
Ci aggiorniamo a domani, capitano.

- Che diavolo vuoi??
- Chiudi tutto e vieni qui…Non è il solito jazz amico, è un piacere orgasmico.

Lo sapevo che finiva così.
Scendo di sotto il più lentamente possibile, 270 giorni che lo vedo in faccia, inizio davvero ad annoiarmi

Ci conoscemmo all’accademia…Mi aveva dato una grossa mano per superare alcuni esami e io avevo ricambiato con altri…Eravamo diventati buoni amici…e lo siamo ancora…io e il coglione…

- E’ un pezzo di Herman Medrano, musicista padovano morto suicida a 28 anni…

E ti pareva…

-Ha composto diversi pezzi per pianoforte e tromba…un genio, pace all’anima sua.
- E’ mai stato sullo spazio?
- No, “se no si sarebbe suicidato prima”…Cazzo, ormai sei un libro aperto capitano…stai diventando prevedibile e monotono. Tra l’altro tutto questo buio ti sta fondendo pure il cervello, a quei tempi al massimo potevano viaggiare in aliante
- Allora vedi che sei proprio un coglione ignorante…

eppure oggi abbiamo già scambiato più battute che non negli ultimi tre giorni.
Oggi probabilmente scendiamo a terra.
Se ancora ripenso alla nostra missione mi viene da ridere…Scetticismo lo chiamano i colleghi…io la chiamo semplicemente razionalità.
Solo il pensiero di altre forme di vita mi fa viaggiare con la mente a quando da piccolo passavo le serate davanti ai videogiochi…

- capitano-  mi fa il coglione mentre facciamo colazione- il tuo è un tipico atteggiamento, come dire, gnostico? Se mi passi il termine, ammesso che abbia idea di cosa stia parlando.
-Io si, e tu? Forse stai usando il termine come fanno gli idioti per sembrare intelligenti?!
-Che stronzo! Comunque, se ci pensi, se non ti spieghi tutto non sei in pace con te stesso! Ora, che problema ti può mai dare anche solo il pensiero che ci possano essere altre forme di vita??! magari sono più intelligenti di noi! magari si vogliono spiegare ad ogni costo ogni fottuto pensiero gli passa per a mente…Io ci penso a loro. Magari sono anche belli, si, insomma, di bell’aspetto, più di noi!
-…Sei proprio un coglione.

Siamo scesi alle 11 am…Ormai mi sto abituando all’assenza di gravità, mi chiedo se riuscirò a camminare una volta tornato sulla terra…

-Hei capitano, guarda questo…!

No, non ha trovato nulla. Continua a divertirsi come un deficiente a fare la moviola…Un tempo mi faceva ridere…ora voglio solo tornare a casa.
Mi manca Lisa.

-Capitano…capitano, guarda….guarda questo….

Ora non è la moviola….O comunque non è più Jake che la sta facendo…
Più in la, saranno si e no 200 m, un individuo dall’aspetto sconosciuto ci sta guardando, fermo, immobile.
E noi guardiamo lui, fermi, immobili.
Abbiamo tutti e tre la stessa espressione. E’ l’espressione di chi scopre qualcosa che non avrebbe mai pensato di scoprire; è l’espressione di chi non ha mai voluto credere seriamente e ora si ritrova davanti al suo più grande sogno. O il suo più grande incubo.
Alza un braccio, se di braccio si tratta, ed emette un suono:

-Parka

Alziamo un braccio, se davvero di braccio si tratta, ed emettiamo un suono anche noi:

-Chi sei?


LA SFIDA:...Continua con...

Asbesto;
Castellano;
Muliebre;
Glagolitico;
Turpiloquio;